
E poi, per che cosa dovrei lottare?
Perché mi ergo davanti a me stesso come ricercatore della verità?
Di tutte le verità presenti in tutte le cose?
Nella storia, nella politica, nella società, negli amici, nei nemici, nella buona come nella cattiva sorte?
Perché dovrei vivere una vita in contrasto con le cose?
Perché dovrei consegnarmi ad un secolo di sofferenza individuale e collettiva?
Sofferenza perché il mondo così come è non mi piace per niente,
non mi piacciono quelli di destra e non mi piacciono quelli di sinistra,
non mi piacciono le automobili,
non mi piacciono le macchine,
non mi piacciono i vestiti firmati,
non mi piacciono i vestiti,
non mi piacciono le scarpe e le cravatte,
non mi piacciono gli orologi e i regali costosi,
non mi piacciono i mazzi di fiori,
non mi piacciono gli abiti da uomo e quelli da donna,
non mi piacciono i profumi e le sopracciglia curate in un uomo,
non mi piacciono le donne che passano metà della loro vita tra estetista e parrucchiere,
non mi piacciono i sensi unici e i vicoli ciechi,
non mi piacciono le ipotesi di reato,
non mi piace la presunzione di innocenza,
non mi piace il 1973 a parte la discografia dell’anno,
non mi piace la svolta pop degli U2,
non mi piacciono i film di Roberto Benigni,
non mi piacciono i complessi di superiorità e quelli di inferiorità,
non mi piace l’Illuminismo,
non mi piace il fascismo,
non mi piace il nazismo,
non mi piace Marx e non mi piace Cavour,
non mi piacciono i Savoia,
non mi piacciono i Borbone,
non mi piace Berlin 1989,
non mi piace il radical-chic,
non mi piace il liberal-chic,
non mi piacciono i conservatori e i progressisti,
non mi piacciono i prezzi alti,
non mi piacciono i tassi alti,
non mi piace lavorare molte ore,
non mi piace finire le giornate senza pregare,
non mi piace iniziare il giorno senza preghiera,
non mi piace come la gente veste d’estate,
non mi piacciono le maglie per uomo dai colori sgargianti,
non mi piacciono i jeans a vita bassa,
non mi piacciono i bermuda,
non mi piacciono le spiagge piene di gente,
non mi piacciono i luoghi del turismo di massa,
non mi piace la Torre Eiffel,
non mi piacciono molte delle canzoni di Lucio Battisti,
non mi piacciono i film di Nanni Moretti,
non mi piace la Rai,
non mi piace la Tv privata,
non mi piace la gente che a messa prega ad alta voce senza seguire la liturgia,
non mi piacciono gli spinelli,
non mi piace la guerra in Iraq,
non mi piacerà quella in Iran,
non mi piace il concetto di concetto,
non mi piacciono i brogli elettorali,
non mi piacciono le droghe,
non mi piacciono i superalcolici tranne la grappa e il nocino di mia madre e del nostro agriturismo di fiducia sulla Majella,
non mi piacciono le persone che si sentono mature e non fanno più le cose che le divertono,
non mi piace la perdita della memoria collettiva,
non mi piace la gente costruita,
non mi piace che si chiami “Prato fiorito” (perché i fiori esplodono?)
non mi piacevano i miei coetanei paninari,
non mi piacevano quelli uguali ai loro genitori,
non mi piace la stanchezza che provate nel leggere quello che ho da dirvi e per questo io soffro.
Ma prima di soffrire, io sono.
Come sono, non più non meno.
E vedo la mia corsa non solitaria verso l’infinito.
E vedo la mia corsa non solitaria verso la luce interiore, vedo la mia corsa non solitaria verso una pelle nuova…….
anzi, io una pelle nuova non la voglio, non voglio più una pelle non voglio più un colore, non voglio più la destra e la sinistra, non voglio più il mio piccolo Io, voglio quello più grande quello senza confini e senza colore, ma Io più grande e consapevole.
Dove?
È già. È già quando apro gli occhi.
Perché nulla può perdersi; e ciò che penso già perduto, lo è nell’attimo presente, ma non nell’attimo infinito.
E poi, per che cosa dovrei lottare?
Per non diventare tutte le cose che non mi piacciono!
Chi sono, sorge nel Tempo, a ridosso delle grandi domande, quelle che hanno piccole risposte. Qui, si sperimenta, come altrove del resto, in ogni occasione di respiro, l'ultimo atto dell'esistere, conoscere attraverso la Conoscenza Nuova i limiti dell'uomo vecchio. Ma la Conoscenza è Nuova, perchè la scoperta della Vita è novità reale, ciò che imprime solleva il velo e tasta il cielo.
05 giugno 2006
Editto di un Re n° 1973, e poi, per che cosa dovrei lottare?
Pubblicato per
Il Regno
alle
20:06
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4 commenti:
Mi ricordo quando a Bologna feci il mio primo (e ultimo) reading pubblico. Era un piccolo bar e forse c'erano una trentina di persone, tutti radical chic, molto belli, alternativi, artisti e via dicendo. Incominciai a leggere il mio racconto. Leggevo, ma guardavo il "pubblico". A un certo punto mi sono reso conto che due delle persone del pubblico stavano ridendo. Pensai che stessero deridendo me... sicche', mentre leggevo, la febbre e la rabbia cominciarono a salire. Questa ira duro' per cinque minuti perche', mentre leggevo, pensavo che erano solo in due a ridere, gli altri mi seguivano; perche' la mia attenzione era presa da quei due e non dagli altri ventotto? E, sempre leggendo, mi dissi:
perche' sono cosi' attento a cio' che non mi piace? Tra i 28 e i due, chi mi piace a me? I 28, pero' do attenzione ai 2.
Mi dissi: devo pensare a cio' che mi piace, basta con questa negativita'.
La teoria e' bella.
Ma in pratica cosa successe o, meglio, cosa feci:
presi un bicchiere di birra, lo versai in faccia a quei due stronzi, abbandonai il bar e non ho mai piu' partecipato a un reading pubblico.
Paolo
PS: i reading me li registro su computer e non li faccio ascoltare a nessuno... cosi' imparano
Ri-Paolo
PS alla seconda: e poi guarda io, il mondo degli intellettuali italiani, lo odio. Predicano valori positivi ma sono tutti bottegai. Come si chiama quello della casa editrice pugliese? E' un pezzo grosso, quello che ha il pallino Kafka. By the way, si e' spacciato per uomo di sinitra per decenni. Spacciarsi per uomo di sinistra non significa essere doverosamente contro la proprieta' e per la rivoluzione. Ad esempio le sinistre hanno sempre chiesto ospedale pubblico e scuola pubblica per la massa perche' cultura e sanita' non devono essere commercializzate. Bene, quello col pallino di Kafka e' tornato dall'America cosi' contento, ama gli americani, "pensa te che hanno pagato 100 dollari per venirmi ad ascoltare, in Italia, in Italia non abbiamo lettori"-parole sue, di quello col pallino di Kafka.
Ma dico io, grazie al cazzo che hanno pagato cento dollari, la cultura in America e' un business. Se ora per te e' meglio in America che in Italia, vuole dire che il sottoscritto per anni ha creduto in te che appoggiavi una classe politica che, secondo il tuo punto di vista di oggi, sceglieva il peggio per il paese, il mio paese, il nostro paese. Caoisci, questa e' gente che non crede a un cazzo. Adesso, guarda la Fallaci. Sai cosa sta facendo la Fallaci? La Fallaci ha capito che con il razzismo si puo' fare un business. Lei si e' specializzata in razzismo...
... scusatemi, devo andare a comprare il caffe'.
Ri-ripaolo
Senti, nel sito dei morti dimenticati, mettici anche questo aricolotto:
LE MAROCCHINATE - «STUPRATE LE ITALIANE»
Durante la seconda guerra mondiale diecimila tra donne e bambini
furono violentati dalle truppe francesi, con il consenso del
comando, nel Centro-sud. Un capitolo rimosso che una denuncia ha
ora riaperto
di Giusy Federici
Alberto Moravia ci scrisse un libro e Vittorio De Sica ne ricavò un film, La
Ciociara, con Sofia Loren, dove si mostra lo stupro delle due protagoniste,
madre e figlia. Dopo più di cinquant'anni si torna a parlare di «marocchinate».
Con questo brutto termine vengono indicate quelle donne - ma anche bambini di
entrambi i sessi, uomini, religiosi e in qualche caso animali - vittime delle
violenze dei soldati marocchini del Corps expeditionnaire francais (Cef),
comandati dal generale Juin. Furono migliaia.
A mezzo secolo da quegli orrori, una donna tra le prime a subire violenza,
vicino ad Esperia fucinate ha deciso di sporgere denuncia nei confronti dei
quattro soldati che abusarono di lei, giovanissima. «Per la prima volta -
afferma il legale, l'avvocato romano Luciano Randazzo - verrà inoltrata una
denuncia-querela, presso la procura militare e quella della Repubblica, per far
aprire un processo penale a carico degli ufficiali francesi viventi. Quei
signori, tramite lo stesso Stato francese, dovranno rispondere di omicidio
plurimo aggravato da motivi futili e abietti, senza nessun riscontro nel diritto
internazionale di guerra. Le dico di più: ipotizzo il reato di genocidio».
Oltre che sulle dichiarazioni della signora, l'avvocato si baserà sulle ricerche
storiche e sui documenti rinvenuti da Bruno D'Epiro, da Massimo Lucioli e Davide
Sabatini, autori questi ultimi, per le edizioni Tusculum, del libro La Ciociara
e le altre. È questo il primo tentativo di far conoscere il fenomeno degli
stupri francesi in tutta la loro portata. Come afferma lo studioso belga Pierre
Moreau: «Mai tali tragici avvenimenti sono stati menzionati nella letteratura
storica della seconda guerra mondiale, tanto in quella di lingua francese,
quanto in quella di lingua olandese ed inglese». Invece è dimostrato che non fu
solo la popolazione degli Aurunci a subire le violenze durante le famose
cinquanta ore di «premio» promesse da Juin alle truppe se avessero sfondato la
linea di Cassino, ma che il fenomeno parti dal luglio '43 in Sicilia, attraversò
il Lazio e la Toscana e terminò solo con il trasferimento del Cef in Provenza,
nell'ottobre del '44.
Un'altra fondamentale novità che la denuncia e gli studi apportano alla vulgata
su questi fatti è che non furono solo i marocchini a macchiarsi di tali
nefandezze, ma anche algerini, tunisini e senegalesi. Nonché «bianchi» francesi:
ufficiali, sottufficiali e di truppa. E qualche italiano aggregato ai
«liberatori» (volgari criminali o qualcuno con la divisa? Le fonti non sono
chiare...).
Il professor D'Epiro, deportato a sedici anni dai tedeschi perché non volle
aderire alla Repubblica Sociale Italiana - dai cui reduci viene spesso invitato
a tenere conferenze - dopo una serie di vicissitudini tornò a casa. E cominciò a
raccogliere le testimonianze delle vittime in libri come Dramma di un popolo e
La battaglia di Esperia. È stato insignito da Pertini del titolo di Cavaliere al
merito della Repubblica Italiana, ma vanta anche riconoscimenti come la Gran
Croce «Deutsch dee Sektion dee Ceca». Un personaggio, quindi, non sospettabile
di revisionismo strumentale a fini politici.
«La spinta me l'hanno data le donne di Esperia. Nel 1950, quando si cominciarono
a dare i primi miseri indennizzi alle donne marocchinate, io scrivevo le domande
per loro e ne raccoglievo le testimonianze. A quel tempo se ne parlava ancora
molto, quasi tutte in zona erano state stuprate, dalle bambine alle vecchie.
Trovai poi riscontri nelle fonti tedesche». La ricerca portò a risultati
IL RESTO SU http://www.dalvolturnoacassino.it/DOC/marocchinate2.pdf
glielo segnalo. ok.
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