
Uno, due, tre. Uno, due, tre. Trinità. Tempo interiore.
Affermo l’innocenza dell’Uomo alla sua morte.
La nascita è declino dello stato di luce.
Subdoli, lasciate il tempo dentro di voi per vivere fuori.
Pregiudizio, o cattivo giudizio.
Anzi, condanna poco soffocata dell’altro: la mia è presunzione di innocenza.
Attivo ali. E non credo che questo Uomo abbia perso la Speranza.
Cioè, io ho speranza per noi. Nulla è perduto: immaginate, fratelli e amici, tanti giocolieri quante sono le ruote, girano tutte, i giocolieri universali le fanno girare, arconti forse, chissà, ma ogni ruota è ingranata all’altra. Guardate qui accanto, il dorso della ruota luccica di oro.
Età che ritorna.Ora, siamo nella confluenza: quindi, sorridete.
Corona aurea super caput ejus; expressa signo sanctitatis, gloria honoris et opus fortitudinis.
"L'andare a sè stessi è un ripetuto ritorno!".
Chi sono, sorge nel Tempo, a ridosso delle grandi domande, quelle che hanno piccole risposte. Qui, si sperimenta, come altrove del resto, in ogni occasione di respiro, l'ultimo atto dell'esistere, conoscere attraverso la Conoscenza Nuova i limiti dell'uomo vecchio. Ma la Conoscenza è Nuova, perchè la scoperta della Vita è novità reale, ciò che imprime solleva il velo e tasta il cielo.
25 settembre 2006
L'ANDARE A SÉ STESSI È UN RIPETUTO RITORNO.
Pubblicato per
Il Regno
alle
19:28
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