Così, il tempo si è squarciato. Sono cadute pietre dal cielo, hanno colpito le galline nell'orto. Ricordo l'Angelo cantare la lode dell'Altissimo, aiutare l'infimo in me, il passaggio attraverso ogni porta che il tempo riveli: perchè il tempo rivela sè stesso come un'unica grande esperienza dell'anima.
Mi ripeto, perchè l'ho capito: il tempo è solo lo spazio di cui l'anima ha bisogno per muoversi.
Ci sono sette porte, per sette stanze, l'ultima porta si aprirà sulla Luce: io mi fermo qui, a meno di incidenti.
Ho bisogno della Luce.
Ho capito, è troppo chiaro per me, il senso di tante cose, l'anima è gigantesca, è sostanza dilatata che attraverso il proprio spazio, il nostro tempo con estrema facilità.
Da ora in poi, devo rafforzare la mia preghiera: devo proteggere.
Chi non accoglie non verrà accolto.
Qui, si gioca sull'eternità: chi scommette che ci sarà vita dopo questo passaggio.
Ora, ho capito, l'anima ha una memoria inestinguibile: ciò che pone freno alla consapevolezza totale del nostro essere è la debolezza della ragione, che mai potrebbe ammettere la propria eternità, essendo finita.
L'anima ricorda, e attraversa tutto.
Ho visto una carrozza di attori da circa, e una donna scendere con una orrenda gonna, con motivi floreali sull'arancione e nero, i capelli rossi, l'alito dolce, e la donna è molto carnale. Guardo che ci sono problemi, il vitto è poco, per 5 persone, però c'è qualcuno che non perder fiducia, ha i pantaloni rialzati sulle caviglie, e guarda in malo modo un nano, che corre su di una bici ad una ruota e sale sulla strada a ricordare che di lì bisogna andare via.
La donna è preoccupata. Visione di amore.
Chi non giace in sè stesso prescinde dalla verità.
E così mi sono presentato tante volte per riscuotere denaro prestato, e la mia bombetta sempre tirata a lucido come i miei baffi, chi non crede non vede.
La giustizia è perserverante, e debbo pagare "fino all'ultimo quadrante".
Ma io pago con la mia consapevolezza, Signore, pago vedendo ciò che mi fa sentire stretto il mio abito, pago afferrando una libertà di cui non riesco a godere.
Sollevami da me stesso. Prima che possa fare altri errori.
Così, ho sollevato qualche velo, ricordo è coscienza.
Non posso spiegare, non posso dire, non posso ammettere.
L'amore non finisce mai, e ritrova sè stesso.
Se potessi mettere tutte insieme le persone che conosco, quelle che amo, tutte guarderebbero negli occhi dell'altra la traccia di un colore, un calore, un odore già noto.
Maranathà.
Io allargo le braccia.
Non è vero che le cose degli uomini le decidono gli uomini, e le cose del cielo le decide Lui.
I piani sono convergenti: c'è azione, come in cielo così in terra.
Maranathà.
Chi sono, sorge nel Tempo, a ridosso delle grandi domande, quelle che hanno piccole risposte. Qui, si sperimenta, come altrove del resto, in ogni occasione di respiro, l'ultimo atto dell'esistere, conoscere attraverso la Conoscenza Nuova i limiti dell'uomo vecchio. Ma la Conoscenza è Nuova, perchè la scoperta della Vita è novità reale, ciò che imprime solleva il velo e tasta il cielo.
28 febbraio 2007
MARANATHÀ
Pubblicato per
Il Regno
alle
21:29
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2 commenti:
credo che nn basti afferrare la libertà per goderne dei suoi benefici,bisogna viverla,assaporarla,farla diventar parte di se stessi,del proprio mondo...nn basta afferrarla soltanto..ecco il perchè dello squarcio nn del tempo però,ma dell'anima che in esso si muove.
La libertà vera è responsabile e dolorosa ,dà pochi benefici se la si fa diventare parte di noi stessi.Voi piccole creature che confondete la libertà con il libertinaggio spogliatevi delle vostre credenze e agite senza dire....
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