Chi sono, sorge nel Tempo, a ridosso delle grandi domande, quelle che hanno piccole risposte. Qui, si sperimenta, come altrove del resto, in ogni occasione di respiro, l'ultimo atto dell'esistere, conoscere attraverso la Conoscenza Nuova i limiti dell'uomo vecchio. Ma la Conoscenza è Nuova, perchè la scoperta della Vita è novità reale, ciò che imprime solleva il velo e tasta il cielo.

31 marzo 2007

ARCANO D'AMORE.

Mi chiedi chi ama davvero? Chi è in preda alle pene.
E quale organo scherza quando il cuore è ansioso?

La medicina che cura l'amore non si trova dall'erborista:
resta un mistero divino al pari dell'astrolabio.

Correte pure, insensati, rincorrendo passioni effimere,
ma guai a voi se l'Amore regale d'improvviso vi ghermisce.

Ma come pretendete che quell'Amore sia descrivibile,
se spesso ci fa vergognare delle nostre stesse parole?
Pensate che le parole ve lo rendano più presente,
mentre quell'Amore è bello come Mistero inesplicabile?

Certo, corre la penna mentre vergo queste sue lodi,
ma se scrivo di quell'Amore la sua punta si spezza.
Ecco, guai a scrivere sull'amore sublime!
S'infrange la penna, e la pergamena si lacera.

L'intelletto s'affanna, eppur non lo comprende:
sì, solo l'Amore spiega quel suo mistero agli amanti.

Potrebbe forse il Sole splendere senza Luce?
O mia Lampada, se lo scorgi non distogliere lo sguardo.
La sua traccia è resa manifesta dalle ombre,
ma solo il suo splendore ha alito di vita.

L'ombra induce al riposo, come le confidenze serali,
ma quando il Sole sorge all'alba la Luna viene spaccata.
Nulla al mondo ferisce più nel profondo,
ma il Sole dell'Anima mia non tramonta e non ha passato.

Il cielo di questo mondo ci mostra un unico sole,
ma un cielo dai soli molteplici chi ci vieta d'immaginarlo?

Eppure il Sole dell'Amata non s'interseca col firmamento:
nessuno l'ha mai visto, né in astratto, né in concreto.
E' Amore d'Unione, essenza inconcepibile;
non lo comprende l'intelletto, né lo coglie lo sguardo.

(Mevlana RUMI)

24 marzo 2007

LA VITA NON SARA' PIU' LA STESSA.



La vita non sarà più la stessa. Agisce così: ho un dubbio, una paura,
un'angoscia, è lì che risponde in modi, diversi, ma tutti sono un modo solo.
La vita non sarà più la stessa.
Perchè la conoscenza passa per il cuore, e la vita non sarà più la stessa per questo.
Segue ogni passo, più leggero dell'ombra. Si è fatto scoprire: la vita non sarà mai più la stessa.
Nell'angolo remoto è la verità.
Le vite non saranno mai più le stesse. Una in tante. Fino all'Uno.

(Suoni e immagini del Regno: Parallele della Vita vol. 2)

21 marzo 2007

RITORNO AL GETSÈMANI.

Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: "Sedetevi qui, mentre io prego". Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate". Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. E diceva: "Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu". Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: "Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole". Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli.
Venne la terza volta e disse loro: "Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino".
E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: "Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta". Allora gli si accostò dicendo: "Rabbì" e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio. Allora Gesù disse loro: "Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!".
Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo. (Mc 14, 31-52
)

Marzo 2005: ero di spalle alla Tv mentre cenavo, e ascoltavo uno dei tanti servizi sulla morte di Wojtyla. Era, con precisione, un’intervista ad un sacerdote, intimo amico del Papa, che ricordava come Woytila insistesse molto, dal punto di vista pastorale e teologico, sulla tematica del Getsèmani: Wojtyla, diceva l’amico, esortava a ritornare al Getsèmani.
Il ritorno al Getsèmani!
Per quanto ne sapessi, sapevo solo che al Getsèmani il Cristo sudò sangue, il tremore di Cristo nell’ora dell’adesione al disegno finale di Dio per Lui e per l’Uomo.
Il Getsèmani!
Ebbi una vertigine, sudai, mi si riempirono gli occhi di lacrime, il Getsèmani, una voragine al cuore, una fitta alla punta del cuore, che cosa era il ritorno al Getsèmani, che successe al Getsèmani, che commozione, che gioia, che spavento, mi sentii come una membrana schiacciata al pavimento, mi passò l’appetito, ebbi nausea, fu forte, molto forte, il Getsèmani, che faceva Cristo al Getsèmani, dove ero stato io fino a quella vertigine? Come avevo vissuto, guardato la vita, chi ero in realtà, chi erano le persone che avevo amato, quelle che amavo, che amo, chi sono, che cosa è questa malinconia, il Getsèmani, perché mi sono rifiutato di vedere ciò che era sotto i miei occhi, oddio, non finisce questa emozione, ero qui per sentire questo, Tu mi hai fatto cenare a quest’ora diversa dalla solita perché io potessi ascoltare questo, Tu così trafiggi il cuore, e richiami a Te ciò che Ti appartiene, il Getsèmani, perché, come si ritorna al Getsèmani e fare cosa, sono ancora in tempo, dov’è?
Il Getsèmani.
Mi guardai allo specchio e notai di aver gli occhi rossi come se avessi pianto tanto, e dentro di me, lo avevo fatto.
Dove ero stato? Come avevo fatto a non accorgermene prima?
Apro la Bibbia, leggo del Getsèmani, che cosa accade? Pietro, Giovanni e Giacomo si addormentano mentre Cristo prega il Padre di allontanare da Lui il calice amaro della sofferenza, mentre chiede al Padre che sopra ogni cosa sia fatta la tua volontà, Pietro, Giovanni, Giacomo e Daniele si addormentano perché sono stanchi, e il Signore li chiama due volte per svegliarli e che siano vigili, pregando, ma loro dormono, e vedo Daniele che è quello che dorme più degli altri, alzarsi però a un punto e andare verso il Cristo che è in ginocchio a pregare e Gli chiede “Perché tremi?” e Lui gli rispose “Tremo all’idea che tu possa, dormendo, perdere il momento in cui si girerà la Chiave, al Centro della Croce!”, “Quale porta aprirà, mio dolce Signore?” e il Cristo gli disse “Quella più stretta e difficile, il tuo cuore!”, “O mio dolce Signore, perché mi dici questo? Perché è difficile da aprire il mio cuore?”, “Perché mi vedi tremare ma soffri per te!”, “Che cosa posso fare per alleviare la Tua sofferenza, dolce Signore?”: “Lìberati.”
“Perché? Non sono libero?”
Il ritorno al Getsèmani. Mi creai un simbolo del ritorno al Getsèmani, cammino di Santiago nell’estate 2005, di cui non parlo se non raramente, perché viene confuso troppo spesso per una maratona goliardica: il cammino di Santiago ha tracciato la strada in terra del ritorno al Getsèmani, ma in cielo………io sono qui, da allora, al Getsèmani a chiedermi sempre “perché? Non sono libero?” e Lo vedo andare via continuamente, portato sulla via della Croce, e poi tornare, pieno di Luce, a chiedermi “Capisci perché non sei libero?” ed io sempre rispondo “Perché non ho il coraggio di chiederti la Chiave!” e Lui sempre mi stringe forte e mi dice “Resto qui con te, e non dormirò, ti aiuterò a chiederMi la Chiave”.
“Sì”.

17 marzo 2007

LA GIOIA PIU' GRANDE.

"Per questo io vi dico: Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete! Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? Se dunque non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto? Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono: eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se dunque Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede? Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l'animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno.
Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.”

DOVE NON RIUSCIRÀ L'ODIO.

Accade così, che a tarda sera l'anima vada dov'è stata per tutta la notte precedente. E ricorda. Ricordi oltre la memoria.
È una nebbia frequente, ascolto voci di bambini, si annidano nelle cavità.
Sei scesa dal treno in tempo per vedermi sparire nella folla. I saltimbanchi conservano la propria identità nel tempo.
Silenzio. Perchè è così vivo?
La memoria esige silenzio. Attraverso, è realizzazione.
Quid est veritas? Nel silenzio la risposta.
Le fiamme ardono dolci, ai lati delle strade, la sensazione è che tutti si siano ritrovati intorno ad una preghiera sommessa: "Nostro Signore, custodisci la pace nei nostri cuori".
Arrivata all'uscita, realizzasti: si compie una parte del tempo, il resto si smarrirà per secoli fino al grande amore, ove ogni cosa sarà riconoscibile.
"Come faremo a riconoscerci?"
"Perchè ci sembrerà ad un punto di aver trovato la strada giusta...le cose non dette troveranno anche loro il loro spazio".
"Come si fa a riconoscersi?"
"Dove non riuscirà l'odio".
Mi chiedo, in questi giorni, perchè non abbia compreso, prima, di essere una membrana.

11 marzo 2007

LA VIA D'USCITA.



Noi lo sappiamo che questo è un ricordo.
La memoria dell'anima è estesa; guarda, ascolta, non dimenticare.
Non eravamo soli. Ci sono stati problemi, non abbiamo completato: la colpa è mia.
Guarda attentamente, ricordati di te.
Attraverso il tempo ci siamo ritrovati.
Che questo sia l'ultimo passaggio: voglio pagare fino all'ultimo quadrante.
La Grazia è la Via d'uscita.

(Suoni e immagini del Regno: Parallele della Vita vol. 1)

09 marzo 2007

ECCE HOMO.


“Esistono menti che si interrogano,
che desiderano la verità del cuore, la cercano,
si sforzano di risolvere i problemi generati dalla vita,
cercano di penetrare l’essenza delle cose e dei fenomeni,
e di penetrare in loro stesse.
Se un uomo ragiona e pensa bene,
non ha importanza quale cammino
egli segua per risolvere questi problemi,
deve inevitabilmente ritornare a se stesso,
ed incominciare dalla soluzione del problema
di che cosa egli stesso sia
e di quale sia il suo posto nel mondo attorno a lui.”

G. I. Gurdjeff

04 marzo 2007

L'IDEALE.



L'ideale è via stretta.
Accade sempre che Eden si chiuda sotto la spada del grande Angelo. Accade tutti i giorni.
L'uomo millanta deità.
Ed io non tenterò una volta di più di sopravvivere a me stesso. Mi turba tutto questo. Il movimento è una espansione chiara della ragione: c’è logica in ogni cosa, c'è logica in ogni "caso".
Avverto la dissonanza estrema del ritiro, è proprio l'onda che si ritira e che indolente attende che la secca passi, per andare oltre.
La secca in oceano è poca cosa, ma per l'acqua che lì si ferma è sofferenza.
Sento l'odore della sabbia.
Sconcerto e vibrazione, ripete l'inno dorato delle sensazioni senza perché. Riscuoto il debito, non è ancora pagato, ne creo altro forse così.
L'ultimo quadrante è mirabile certezza della misericordia: perché poteva non esserci l'ultimo quadrante, ma solo caduta.
Lucifero per un solo atto di disobbedienza è caduto, aprendo un buco nei cieli, fino all'Inferno, per un solo atto di disobbedienza, poiché agli Angeli è nota la volontà di Dio: la conoscenza della volontà di Dio e la successiva disobbedienza condannano Lucifero.
Mi chiedo: dopo la Rivelazione del Verbo, la volontà di Dio è nota agli uomini?
SI.
Dunque, la nostra disobbedienza implica la nostra caduta.
La caduta continua, sfonderemo ancora più in basso.
Finché non avremo pagato fino all'ultimo quadrante.
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade.
Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo?
E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni al carceriere e questi ti getti in prigione.
Ti assicuro, non ne uscirai finché non avrai pagato fino all'ultimo quadrante». (Lc 12, 54-58)
Maranathà.

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