Chi sono, sorge nel Tempo, a ridosso delle grandi domande, quelle che hanno piccole risposte. Qui, si sperimenta, come altrove del resto, in ogni occasione di respiro, l'ultimo atto dell'esistere, conoscere attraverso la Conoscenza Nuova i limiti dell'uomo vecchio. Ma la Conoscenza è Nuova, perchè la scoperta della Vita è novità reale, ciò che imprime solleva il velo e tasta il cielo.

20 giugno 2006

BREVE POST POLITICO........GOLPE IN ITALIA!

C’è un piano per ribaltare il governo: fuori il Prc, dentro l’Udc di Casini
A leggere i giornali, la politica italiana (e segnatamente Rifondazione comunista) sarebbe in preda ad un subbuglio caotico e disordinato, nonché alle soglie di processi sostanzialmente autodistruttivi. C’è un nucleo di verità “oggettiva” in questa rappresentazione? Certo che sì. Ma c’è anche e soprattutto una verità “soggettiva” che non può sfuggire ad un’analisi attenta. La enunciamo nella sua cruda semplicità: i “poteri forti” stanno seriamente lavorando per sostituire Rifondazione comunista con l’Udc. L’idea è sempre stata ben chiara, fin dalla nascita dell’Unione e fin dalla campagna elettorale: “usare” i voti e la presenza della sinistra radicale, politicamente e quantitativamente determinante, per sbattere fuori Berlusconi, ma poi determinare, al più presto possibile, un diverso equilibrio politico, di natura neo-centrista. Il famoso “taglio delle ali”. L’espulsione dalla maggioranza, o la marginalizzazione del Prc, per un verso; la rottura della Casa della libertà, per l’altro verso, con il passaggio ad una nuova collocazione politica e parlamentare della sua ala ex-democristiana. Un disegno, dicevamo, che Confindustria, Corriere della sera, ora forse anche la Cei, accarezzano da sempre: solo che ora esso comincia a camminare, sfruttando sapientemente tutti i varchi possibili, tutte le differenze interne all’Unione, tutte le emergenze che in un modo o nell’altro si pongono. Va da sé che la vittima illustre di questa operazione - così come la si sta concependo e organizzando - è proprio Romano Prodi. Il presidente del consiglio, nonché leader dell’Unione, è l’agnello sacrificale privilegiato del progetto neocentrista. Vediamo i fatti, o meglio la rappresentazione mediatica dei fatti politici a cui stiamo assistendo, nelle ultime settimane. Per un verso, la politica italiana - e segnatamente Rifondazione comunista - appaiono in preda ad un subbuglio caotico, ad un disordine crescente, a processi pressoché autodistruttivi, insomma come fossimo “agli ultimi giorni di Pompei”. Per l’altro verso, anzi per il verso opposto, novità politiche rilevanti, e dense di conseguenze, vengono rese note, sì, ma in sordina, con visibilità scarsa se non nulla: è il caso della svolta dell’Udc. Pier Ferdinando Casini, nel corso della sua recentissima visita al Quirinale, ha comunicato a Giorgio Napolitano la sua piena disponibilità a votare il rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan - “soccorso bianco”, si è detto. Ma anche e soprattutto qualcosa che va ben oltre le dimensioni di una pur delicata e rilevante decisione di politica estera: come minimo, si tratta di un’offerta in piena regola di “allargamento” - chiamiamolo così - dei confini dell’attuale maggioranza, così in sofferenza, del resto, al Senato. Ora, è chiaro che tutto questo è anche parte di una “normale”, normalissima lotta politica, nel corso della quale ciascuno fa la sua parte, persegue i suoi obiettivi, stipula alleanze e/o convergenze funzionali. Ma guardate il risultato finale. Di qua, c’è un’alleanza composita, irrequieta, che stenta a presentarsi come una forza coesa e compatta. Di là, un’opposizione soggiogata dalle deliranti speranze di “spallata” del Cavaliere, una parte della quale non vede l’ora di tornare a pesare o a “far politica”. Di qua, c’è un partito, il Prc, che sarebbe squassato dai conflitti interni, condizionato da estremismi di tutti i tipi, e si dimostrerebbe comunque inaffidabile per la tenuta della coalizione e dello stesso governo. Di là, ci sono dei moderati - come l’Udc - pronti ad assumersi, come si usa dire, le loro responsabilità. Non occorre molta fantasia per capire dove si va a parare. Per ora, certo, sono “piccoli passi”, anzi un passo per volta - nessuno che sia dotato di buon senso, né nell’Unione né nel centrodestra, può parlare apertis verbis di una prospettiva così audace. Ma chi può escludere che, dopo l’Afghanistan il “soccorso bianco” non arrivi anche sulla manovrina? Chi può escludere l’avvio di un processo, di cui non si conoscono gli esiti e non si possono prevedere gli approdi ma che potrebbe comunque condizionare l’assetto nazionale? Anche alla luce delle incertezze che continuano a caratterizzare la nascita del “Partito democratico”, che Prodi, non per caso, fortissimamemnte vuole e continua a sollecitare. Ora, noi non siamo in grado di prevedere fino a che punto questo scenario potrà avverarsi. Abbiamo però una certezza, anzi due: che la parte maggioritaria della borghesia (e dei poteri con i quali la borghesia è oggi alleata) non sopportano l’idea che la sinistra radicale abbia un peso politico, e di dirette responsabilità istituzionali e ministeriali così rilevanti; e che, finora, a dispetto di incertezze e contraddizioni, il governo Prodi dispiace assai al padronato, a Washington e alla Cei. Questa è la sostanza, oltre il can can e la fuffa mediatica. Questo è il terreno ambivalente - e ambiguo, nel senso politico che va dato a questo aggettivo - sul quale si misurerà la lotta politica delle prossime settimane. Esemplare, in proposito, la pur difficile questione afghana, che non per caso non era contenuta nel programma dell’Unione. Gli scenari prevedibili, dal punto di vista della maggioranza attuale, sono evidenti: o l’uso costrittivo della fiducia, una sorta di “foglia di fico” destinata a coprire problemi e contraddizioni, a rinviare ipocritamente ogni confronto di merito e a inibire nei fatti ogni più piccola modifica delle scelte politiche generali; o un’operazione certo molto complessa, ma capace di sancire, sul campo, intenzionalità politiche diverse, l’apertura di un confronto vero sulla strategia della presenza italiana nelle zone critiche del mondo, magari la possibile determinazione temporale della presenza delle nostre truppe a Kabul. Nella prima ipotesi, sono salve le coscienze, anzi le anime - ma solo quelle. Nella seconda, la constatazione di un limite, oggi non superabile, delle istanze del pacifismo, si accompagna a una non rinuncia politica, né sull’Afghanistan né su altri terreni. Ma è solo in questo secondo caso che i voti dell’Udc si dimostrerebbero accessori, o non influenti. E si manterrebbero aperti gli spazi necessari per la battaglia - di lungo respiro e di lunga lena - della sinistra radicale. A meno che, s’intende, non si mettano in campo opzioni e scelte strategiche del tutto diverse: come per esempio quella di tentare di far cadere “da sinistra” il governo Prodi. Nessuno, né all’interno di Rifondazione comunista (che ha votato all’ultimo Cpn una piattaforma politica a larga maggioranza, quasi i due terzi) né, men che mai, nel Pdci, ha finora avanzato questa proposta. Se qualcuno la pensa così, anche ai vertici della Fiom, farebbe bene a dirlo esplicitamente. Ragionando sulle conseguenze che ne derivano, sulle prospettive che si aprono - e sul pericolo neocentrista che incombe, molto più forte, e incombente, dello spauracchio del ritorno di Berlusconi.
Rina Gagliardi (martedì 20 giugno)

http://www.liberazione.it/notizia.asp?id=3946

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Quelli di Liberazione vedono golpe ovunque. Daniele, per anni ho letto Liberazione e Manifesto. Te lo ripeto, c'e' solo un giornalaccio che vale la pena di legere in Italia, ed e' la Repubblica, pero' va sempre letta con attenzione. Ad esempio, nella campagna contro l'Iran o, meglio, per un allargamento del fronte, la Repubblica per giorni non ha pubblicato notizie che potevano essere facilmente trovate su Internet, notizie che erano assolutamente a favore dell'Iran. Questo perche' La Repubblica e' un grande giornale e quindi deve dare conto ai poteri forti (i tipi delle macchine) che non sono filo arabi, anzi... lo abbiamo visto che fine ha fatto il legittimo successore solo perche' di fede islamica.

Paolo

PS: sul cattolicesimo sto preprando un pezzo che e' da scomunica.

Jakalon Jack ha detto...

Quelli di Liberazione vedono golpe ovunque. Daniele, per anni ho letto Liberazione e Manifesto. Te lo ripeto, c'e' solo un giornalaccio che vale la pena di leggere in Italia, ed e' la Repubblica, pero' va sempre letta con attenzione. Ad esempio, nella campagna contro l'Iran o, meglio, per un allargamento del fronte, la Repubblica per giorni non ha pubblicato notizie che potevano essere facilmente trovate su Internet, notizie che erano assolutamente a favore dell'Iran. Questo perche' La Repubblica e' un grande giornale e quindi deve dare conto ai poteri forti (i tipi delle macchine) che non sono filo arabi, anzi... lo abbiamo visto che fine ha fatto il legittimo successore solo perche' di fede islamica.

Che si voglia sbattere fuori il Prc per fare entrare Casini e' possibile, ma la domanda e': cosa non e' possibile in Italia?

Paolo

PS: sul cattolicesimo sto preparando un pezzo che e' da scomunica.

Anonimo ha detto...

sei in linea?

Anonimo ha detto...

Caro Daniele della mia coscienza,
nel mio blog al post "Cittadini, soldati, protettori, arruolati nella squadra americana!", c'e' una dichiarazione di Guerra da parte di Jack, alias Lello Vallone, sulla questione del libro-sonore.

All'armi, mie prodi, e' tempo di litigare. ah, ah, ah, ah.

Paulus

Anonimo ha detto...

C'e' post per te sul mio blog.

Paolo

Il Regno ha detto...

Paolo ho risposto a Lello.
Ma chi è Lello, non me lo ricordo?

Anonimo ha detto...

Lello Vallone

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