Chi sono, sorge nel Tempo, a ridosso delle grandi domande, quelle che hanno piccole risposte. Qui, si sperimenta, come altrove del resto, in ogni occasione di respiro, l'ultimo atto dell'esistere, conoscere attraverso la Conoscenza Nuova i limiti dell'uomo vecchio. Ma la Conoscenza è Nuova, perchè la scoperta della Vita è novità reale, ciò che imprime solleva il velo e tasta il cielo.

12 settembre 2006

LA VERITÀ.

"Il Vangelo ci invita a renderci conto che in noi esiste un deficit riguardo alla nostra capacità di percezione – una carenza che inizialmente non avvertiamo come tale, perché appunto tutto il resto si raccomanda per la sua urgenza e ragionevolezza; perché apparentemente tutto procede in modo normale, anche se non abbiamo più orecchi ed occhi per Dio e viviamo senza di Lui. Ma è vero che tutto procede semplicemente, quando Dio viene a mancare nella nostra vita e nel nostro mondo? Prima di porre ulteriori domande vorrei raccontare un po' delle mie esperienze negli incontri con i Vescovi di tutto il mondo. La Chiesa cattolica in Germania è grandiosa nelle sue attività sociali, nella disponibilità ad aiutare ovunque ciò si riveli necessario. Sempre di nuovo, durante le loro visite "ad limina", i Vescovi, ultimamente quelli dell'Africa, mi raccontano con gratitudine della generosità dei cattolici tedeschi e mi incaricano di rendermi interprete di questa loro gratitudine – è quanto ora vorrei fare una volta pubblicamente. Anche i Vescovi dei Paesi Baltici, venuti prima delle vacanze, mi hanno parlato di come i cattolici tedeschi li hanno aiutati in modo grandioso nella ricostruzione delle loro chiese gravemente fatiscenti a causa dei decenni di dominio comunista. Ogni tanto, però, qualche Vescovo africano mi dice: "Se presento in Germania progetti sociali, trovo subito le porte aperte. Ma se vengo con un progetto di evangelizzazione, incontro piuttosto riserve“. Ovviamente esiste in alcuni l'idea che i progetti sociali siano da promuovere con massima urgenza, mentre le cose che riguardano Dio o addirittura la fede cattolica siano cose piuttosto particolari e meno prioritarie. Tuttavia l'esperienza di quei Vescovi è proprio che l'evangelizzazione deve avere la precedenza, che il Dio di Gesù Cristo deve essere conosciuto, creduto ed amato, deve convertire i cuori, affinché anche le cose sociali possano progredire, affinché s'avvii la riconciliazione, affinché – per esempio – l'AIDS possa essere combattuto affrontando veramente le sue cause profonde e curando i malati con la dovuta attenzione e con amore. Il fatto sociale e il Vangelo sono semplicemente inscindibili tra loro. Dove portiamo agli uomini soltanto conoscenze, abilità, capacità tecniche e strumenti, là portiamo troppo poco. Allora sopravvengono ben presto i meccanismi della violenza, e la capacità di distruggere e di uccidere diventa prevalente, diventa la capacità per raggiungere il potere – un potere che una volta o l'altra dovrebbe portare il diritto, ma che non ne sarà mai capace. In questo modo ci si allontana sempre di più dalla riconciliazione, dall'impegno comune per la giustizia e l'amore. I criteri, secondo i quali la tecnica entra a servizio del diritto e dell'amore, allora si smarriscono; ma è proprio da questi criteri, che tutto dipende: criteri che non sono soltanto teorie, ma che illuminano il cuore portando così la ragione e l'agire sulla retta via.
Le popolazioni dell'Africa e dell'Asia ammirano, sì, le prestazioni tecniche dell’Occidente e la nostra scienza, ma si spaventano di fronte ad un tipo di ragione che esclude totalmente Dio dalla visione dell'uomo, ritenendo questa la forma più sublime della ragione, da insegnare anche alle loro culture. La vera minaccia per la loro identità non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l'utilità a supremo criterio per i futuri successi della ricerca. Cari amici, questo cinismo non è il tipo di tolleranza e di apertura culturale che i popoli aspettano e che tutti noi desideriamo! La tolleranza di cui abbiamo urgente bisogno comprende il timor di Dio – il rispetto di ciò che per l’altro è cosa sacra. Ma questo rispetto per ciò che gli altri ritengono sacro presuppone che noi stessi impariamo nuovamente il timor di Dio. Questo senso di rispetto può essere rigenerato nel mondo occidentale soltanto se cresce di nuovo la fede in Dio, se Dio sarà di nuovo presente per noi ed in noi.
La nostra fede non la imponiamo a nessuno. Un simile genere di proselitismo è contrario al cristianesimo. La fede può svilupparsi soltanto nella libertà. Ma è la libertà degli uomini alla quale facciamo appello di aprirsi a Dio, di cercarlo, di prestargli ascolto. Noi qui riuniti chiediamo al Signore con tutto il cuore di pronunciare nuovamente il suo "Effatà!", di guarire la nostra debolezza d'udito per Dio, per il suo operare e per la sua parola, e di renderci capaci di vedere e di ascoltare. Gli chiediamo di aiutarci a ritrovare la parola della preghiera, alla quale ci invita nella liturgia e la cui formula essenziale ci ha insegnato nel Padre nostro.
Il mondo ha bisogno di Dio. Noi abbiamo bisogno di Dio. Di quale Dio abbiamo bisogno? Nella prima lettura, il profeta si rivolge a un popolo oppresso dicendo: “La vendetta di Dio verrà” (vgl 35,4). Noi possiamo facilmente intuire come la gente si immaginava tale vendetta. Ma il profeta stesso rivela poi in che cosa essa consiste: nella bontà risanatrice di Dio. E la spiegazione definitiva della parola del profeta, la troviamo in Colui che è morto per noi sulla Croce: in Gesù, il Figlio di Dio incarnato che qui ci guarda così insistentemente. La sua “vendetta” è la Croce: il “No” alla violenza, “l’amore fino alla fine”. È questo il Dio di cui abbiamo bisogno. Non veniamo meno al rispetto di altre religioni e culture, non veniamo meno al profondo rispetto per la loro fede, se confessiamo ad alta voce e senza mezzi termini quel Dio che alla violenza ha opposto la sua sofferenza; che di fronte al male e al suo potere innalza, come limite e superamento, la sua misericordia. A Lui rivolgiamo la nostra supplica, perché Egli sia in mezzo a noi e ci aiuti ad essergli testimoni credibili."
(dalla OMELIA di Benedetto XVI alla Spianata della Neue Messe, MünchenDomenica, 10 settembre 2006)

23 commenti:

Jakalon Jack ha detto...

??

Jakalon Jack ha detto...

???

Jakalon Jack ha detto...

????

Jakalon Jack ha detto...

?????

Jakalon Jack ha detto...

??????

Jakalon Jack ha detto...

???????

Jakalon Jack ha detto...

????????

Jakalon Jack ha detto...

?????????

Jakalon Jack ha detto...

??????????

Jakalon Jack ha detto...

???????????

Jakalon Jack ha detto...

????????????

Jakalon Jack ha detto...

?????????????

Jakalon Jack ha detto...

??????????????

Jakalon Jack ha detto...

???????????????

Jakalon Jack ha detto...

?????????????????

Anonimo ha detto...

Che cosa è che turba la tua Ragione, o Paolo?

Jakalon Jack ha detto...

la patonza.

Anonimo ha detto...

Beh, è importante sicuramente...ubi maior patonza cessat ricorda, per cui cerca di diventare sempre più grande. bye

Jakalon Jack ha detto...

...Amore...
...Poi timore...
...Rispettiamo le altre religioni,
ma e' il nostro Dio che deve essere conosciuto...

Ci sono dei punti che condivido, ma poi ce ne sono altri che non condivido e che consequenzialmente neutralizzano i primi.

Da premettere poi, che per quanto il Papa possa essere .... una "semplice" brava persone o.... "rappresentante di Dio in Terra", resta pur sempre un uomo di potere.

Uomo di potere.

Uomo. Potere.

Un uomo che esercita un potere in nome di un altro uomo che si e' detto figlio di Dio ma mai rappresentante di Dio in terra, e che il potere temporale (al tempo in mano ai romani) ha cercato eroicamente di "meutralizzare" insegnando agli uomini concetti quali "amore", "regno dei cieli", "tolleranza", "speranza" e via dicendo.

Insomma, come dire, con tutto il rispetto dovuto, ma mi suona un po' com un George Bush quando parla di civil rights, o un Silvio Berlusconi quando parla di sviluppo, o un Prodi quando parla di democrazia, o un Osama Bin laden quando parla di Allah.

Jakalon Jack ha detto...

Guarda l'ora dei due ultimi post. Ci siamo quasi beccati.

Anonimo ha detto...

Paolo Ferrara, perchè offendi Fabio Pallotta? Il Minestro Mastella ha fatto tanto per la nostra città, e tu, puzzolente emigrante, lo odi solo perchè non sei tiuscito a sfruttare le opportunità che Lui ci ha dato, a noi, cafoni di Ceppaloni.
Lascia sta' a Fabbio Pallotta che ci rimane male se shfotti a Clement u' ndulto!

Jakalon Jack ha detto...

Caro Daniele, in questi giorni ho fatto una bella ricerca sul conflitto Hutu Tutsi. L'ho appena postato. Lo so, ti starai chiedendo che c'entra Il Capitano dell'Enterprise col Rwanda. Be', l'anno prossimo ci vado. Poi magari ti diro' perche'.
Una volta, qualche post/comment fa, mi dicesti una cosa che mi colpi' a proposito dell'olocausto degli ebrei: li' comincio' l'inizio della morte dell'umanita'.

Ecco, dopo avere conosciuto Hutu moderati burundesi in South Africa, avere sentito le loro storie, mi sono interessato al genocidio tutsi in Rwanda.

Credo che troverai la mia ricerca interessante.

Il Regno ha detto...

è tra le prime cose in programma tra questa notte e domani mattina, la lettura accurata dei tuoi post. Periodaccio, caro Paolo. Mi ha colpito enpassant la posizione di Woytyla. Rileggo più tardi, per maggiore precisione nel commentarlo. Perchè il problema della morte dell'umanità, ad ogni livello di esistenza, credo che sia la vera e unica urgenza planetaria: una specie che non è (almeno non oggettivamente) consapevole della propria estinzione, una specie i cui appartenenti hanno inventato la morte come azione che si svolge al di fuori di una naturalistica catena alimentare, beh è una specie che merita disprezzo.
Paolo,per la seconda volta nella mia vita, provo paura (mi riferisco alla paura collettiva): la prima volta, la prima vera paura era legata al passaggio di aerei militari durante gli anni della guerra fredda, era da poco uscito The day after e mi cagavo addosso, per me ogni rumore proveniente dal cielo era l'atomica e mi mettevo vicino a mia madre chiedendole di trasferirci a Cerce Maggiore, il suo paese nativo, dove avevamo casa (era il luogo dove nulla poteva prenderci). La seconda paura la provo in questi giorni: ed è la paura della fine della mia tolleranza nei confronti dei musulmani (che ho sempre ammirato per altri aspetti), ma oggi mi paura la mia perdita di tolleranza, hai ragione sono stupidi, e mi faccio paura! Non sono loro che mi fanno paura, io temo, da cristiano, di perdermi l'occasione del perdono, il che vorrebbe dire, e lo dico da cristiano "particolare" trovarmi con pesi e debiti anche nella prossima vita.
Paolo, dobbiamo interrompere il nostro Karma collettivo, dobbiamo alzare la soglia di tolleranza, e offrirci in sacrificio per ciò in cui crediamo.
Insomma, Paolo, per me, giunge il tempo di tornare nella Città Santa e liberarla da chi non capisce.
Paolo, se ci attaccano, se mi attaccano io reagisco, non porgo l'altra guancia e di questo ho paura.
La morte della mia umanità mi affligge come ipotesi e come prospettiva.
Ognuno ha il suo angelo.

Archivio blog