Chi sono, sorge nel Tempo, a ridosso delle grandi domande, quelle che hanno piccole risposte. Qui, si sperimenta, come altrove del resto, in ogni occasione di respiro, l'ultimo atto dell'esistere, conoscere attraverso la Conoscenza Nuova i limiti dell'uomo vecchio. Ma la Conoscenza è Nuova, perchè la scoperta della Vita è novità reale, ciò che imprime solleva il velo e tasta il cielo.

19 ottobre 2006

La Via del Cuore Vol. 3 (memoria del Cuore)

La memoria, credevo che fosse uno spazio vastissimo, una latitudine, un'altitudine, una longitudine, una dimensione soffice, sì, un po' di ovatta capace di assorbire una vita intera, col passare della vita intera.
Posso aver cambiato idea? Sì, ho cambiato idea.
La memoria, credo che sia uno spazio ristretto, un portoncino appena non chiuso, che lascia passare superbamente altre cose piuttosto che alcune, ed è molto selettiva.
E l'ovatta deve restituire anche la polvere: non sono interessato alla dimenticanza.
Per questo, così apparentemente senza legame, a volte, dietro gli occhi, e verso il cuore, si succedono suoni e immagini, reali come me, te, e il volume a volte ti fa sussultare, e il bagliore sveglia, uno squarcio, il cervello non resiste perché è solo un organo, un foglio in una macchina da scrivere.
Nel mezzo delle notti avverti sopra di te, che soffia e ti accarezza, leggero, te.
Il tuo gradevolissimo doppio. Che è lì, chiaramente, tu lo vedi.
La memoria, però, tende a proteggerti, a farti dimenticare ciò che è impresso nel tuo cuore. Comunque.
Ma la memoria del cuore è indelebile.
Vado a prendere ricordi nel mio cuore, non nel mio cervello.
E nel mio cuore, trovo, abbondanti, i ricordi di tempi passati, fughe solitarie, strade di terra, polvere, una ferita alla gamba e un lavoro in cui girare le mani.
Vorrei non dimenticare questa vita, vorrei conservare tutto, il tuo amore, il mio amore, la tua amicizia, il tuo affetto, i vostri sorrisi, le nostre depressioni, i nostri malumori, le nostre insoddisfazioni, la nostra capacità di essere amabili e sgradevolissimi, vorrei non dimenticare la morte e la nascita - come quando vidi il tavolino bianco della stanza d'ospedale il 10 novembre 1973 all'una della notte - (così, quando vedo bambini piccolissimi, mi avvicino al loro faccino e dolcemente chiedo, a bassa voce, "Tu, CHI SEI?" e il bimbo dilata le pupille, qualcuno là dentro chiede aiuto, e io gli dico "Quello che dovrai ricordare lo ricorderai, tutto o niente forse!"), vorrei non dimenticare la scoperta delle cose, nuove da un'epoca all'altra, poca continuità temporale nei miei cicli, vorrei conservare dentro di me la simpatia del giocare, la sensazione di non fare nessuno studio matto e disperato perché non eravamo né matti né disperati: ma ora lo diventiamo giorno dopo giorno.
Vogliono toglierci l'anima, i doveri borghesi, la rovina dell'Io collettivo, del Noi sublimato dalla merce, vogliono schiacciarci, vogliono abbatterci, vogliono toglierci il gioco e il sorriso, vogliono che diventiamo un appartamento supervalutato in città, una villa del cazzo in campagna, vogliono trasformarci in un prestito auto a tasso zero, vogliono raccontarci che l'anima non esiste, vogliono ingraziarci la loro scempiaggine, vogliono iniziarci al niente, vogliono convincerci che conta solo quello che vediamo che è quello che vogliono mostrarci, vogliono rubare il nostro posto tra gli uccelli solo perché sono invidiosi, sono tutti invidiosi, quando vedono che potresti giocare un po' di più sono invidiosi, ma noi dobbiamo ammazzarli tutti.
Ammazzarli tutti, rovinar loro la vita, convogliando tutte le energie verso la loro distruzione, perché questo è bene, aiutarli a morire, o meglio a renderli consapevoli della loro morte, così che non restino a metà strada, fantasmi rovinosi.
Sono invidiosi, sono falliti, cercano di toglierti l'anima per riempire il vuoto che ha lasciato la loro.
Odio lo scientismo, odio l'iper-razionalismo, odio chi non sogna, odio chi non vive tutto, odio.
Odio le folle nei centri commerciali. Le odio.
Odio i piccoli borghesi di merda di questa città di merda.
Odio i piccoli borghesi di merda di tutte le città: la gente che odia i suoi figli quando sono down.
Ipocriti, invidiosi.
Distruggiamoli.
Dentro di noi, e fuori di noi, distruggiamoli.
È tutto sbagliato, è tutto sbagliato, non c'è niente da salvare se non noi stessi.
Questo prossimo puzza talmente tanto che non mi va di amarlo.
Non posso amarlo come amo me stesso e il Signore mi perdoni, e comprenda.
Questo prossimo puzza talmente tanto, che ha appestato l'aria dei fiori.
E io ai fiori ci tengo.
E mi vendo il prossimo e lo do ai poveri.
Me lo vendo e lo regalo ai poveri. No, puzza troppo. "Tutte scuse".
Ma io so che il prossimo, quello "vero", "è più vicino a lui - (all'uomo) - della sua vena iugulare?" [Corano LII, 48]
E quello, io posso amarlo, devo amarlo, sento di amarlo, perché alla punta del Cuore è la Sua Luce, alla punta del Cuore, al centro dell’Anima, è la mia luce.
È tutto sbagliato, la corsa e il motivo della corsa.
Chiedete ad un bambino appena nato "Tu, CHI SEI?"...........e saprete perché è importante conservare la memoria del Cuore.

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