Ed ero un piccolo frate di un convento di campagna. E poi sono stato uno scalpellino un po' così. Un garzone di bottega traditore nella bottega di un fornaio. E poi bibliotecario grigio e quieto. E ancora la mia famiglia abitava nel nord della Francia, io e mia moglie eravamo il punto di riferimento della piccola comunità, famiglia osservante, felice, ma i nostri figli non ci hanno in tutto seguìto. E oggi si trovano tutti e tre nel nostro stomaco. Uno. Un altro è nel ventricolo destro. Il terzo, il più sensibile, è dietro entrambe le palpebre.
Ho chiuso il giro, per il momento. Non vado oltre. Ero giovane e l'industria appena nasceva.
Poi, ho avuto paura. Ho perso la strada, ma Qualcuno me l'ha mostrata ancora.
"Torna per cancellare le paure. Nel tuo cuore e in quello di coloro che ami. Così, a mezza vita capirai che la paura è il tuo conto. Superala, e torna da me, ti accoglierò con il gran banchetto".
"Perchè proprio la paura, Dolce Padre?"
"Perchè la paura è generazione d'uomo. Non esiste."
"Ma io mi sento soffocare a volte, dalla paura!"
"Sono Io, che spingo, tuo respiro, per uscire. E combattere con la Spada."
"Riuscirò a toglierla dalla Roccia?"
"Assicurati che sia ben dentro la Roccia. Lo è?"
"Lo è."
"L'assenza di paura e il privilegio del timor di Me, toglieranno con le tue mani la Spada dalla Roccia."
"Dunque, sarò anche io un orso?"
"Sei."
Chi sono, sorge nel Tempo, a ridosso delle grandi domande, quelle che hanno piccole risposte. Qui, si sperimenta, come altrove del resto, in ogni occasione di respiro, l'ultimo atto dell'esistere, conoscere attraverso la Conoscenza Nuova i limiti dell'uomo vecchio. Ma la Conoscenza è Nuova, perchè la scoperta della Vita è novità reale, ciò che imprime solleva il velo e tasta il cielo.
23 dicembre 2006
La VITTORIA
Pubblicato per
Il Regno
alle
16:13
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento