I poteri forti esistono.
Non pensavamo che esistessero veramente, anzi eravamo convinti che fossero una farneticazione ideologica della Sinistra italiana, quella politica, quella culturale.
I poteri forti esistono. Anzi, esistono e governano il Paese tramite il Centrosinistra.Siamo pessimisti: la prefigurazione del nemico Berlusconi e la postfigurazione di un nemico talmente sconfitto da ignorare un’intera area politica (metà dell’elettorato, signori) è stata ed è funzionale alla nuova epoca (nuova perché siamo nel 2006, ma vecchia da trasformismo giolittiano) della concertazione, no, esattamente la nuova epoca della concentrazione del potere secondo questo schema :
GRANDE INDUSTRIA ASSISTITA E ALTA FINANZA SPECULATIVA, al vertice della piramide di potere; SINDACATI E SISTEMA COOPERATIVO, alla base della piramide; tutto intorno scorre la linea del CENTROSINISTRA, che gestisce il Sud con il potere coercitivo del voto clientelare-mafioso e tiene buono il nord con compromessi ribassisti sulle politiche salariali (lo vedremo tra un po’).
I poteri forti governano il Paese, e per farlo anche i comunisti vanno bene.
Come ha votato Corsera? Come Repubblica? Alle politiche? Al Referendum?
Dove stanno i poteri forti, noi saremo sempre dall’altra parte. Sempre.Tutti gli altri son codardi!
Chi sono, sorge nel Tempo, a ridosso delle grandi domande, quelle che hanno piccole risposte. Qui, si sperimenta, come altrove del resto, in ogni occasione di respiro, l'ultimo atto dell'esistere, conoscere attraverso la Conoscenza Nuova i limiti dell'uomo vecchio. Ma la Conoscenza è Nuova, perchè la scoperta della Vita è novità reale, ciò che imprime solleva il velo e tasta il cielo.
28 giugno 2006
La Nazione, e i codardi!
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27 giugno 2006
20 giugno 2006
BREVE POST POLITICO........GOLPE IN ITALIA!
C’è un piano per ribaltare il governo: fuori il Prc, dentro l’Udc di Casini
A leggere i giornali, la politica italiana (e segnatamente Rifondazione comunista) sarebbe in preda ad un subbuglio caotico e disordinato, nonché alle soglie di processi sostanzialmente autodistruttivi. C’è un nucleo di verità “oggettiva” in questa rappresentazione? Certo che sì. Ma c’è anche e soprattutto una verità “soggettiva” che non può sfuggire ad un’analisi attenta. La enunciamo nella sua cruda semplicità: i “poteri forti” stanno seriamente lavorando per sostituire Rifondazione comunista con l’Udc. L’idea è sempre stata ben chiara, fin dalla nascita dell’Unione e fin dalla campagna elettorale: “usare” i voti e la presenza della sinistra radicale, politicamente e quantitativamente determinante, per sbattere fuori Berlusconi, ma poi determinare, al più presto possibile, un diverso equilibrio politico, di natura neo-centrista. Il famoso “taglio delle ali”. L’espulsione dalla maggioranza, o la marginalizzazione del Prc, per un verso; la rottura della Casa della libertà, per l’altro verso, con il passaggio ad una nuova collocazione politica e parlamentare della sua ala ex-democristiana. Un disegno, dicevamo, che Confindustria, Corriere della sera, ora forse anche la Cei, accarezzano da sempre: solo che ora esso comincia a camminare, sfruttando sapientemente tutti i varchi possibili, tutte le differenze interne all’Unione, tutte le emergenze che in un modo o nell’altro si pongono. Va da sé che la vittima illustre di questa operazione - così come la si sta concependo e organizzando - è proprio Romano Prodi. Il presidente del consiglio, nonché leader dell’Unione, è l’agnello sacrificale privilegiato del progetto neocentrista. Vediamo i fatti, o meglio la rappresentazione mediatica dei fatti politici a cui stiamo assistendo, nelle ultime settimane. Per un verso, la politica italiana - e segnatamente Rifondazione comunista - appaiono in preda ad un subbuglio caotico, ad un disordine crescente, a processi pressoché autodistruttivi, insomma come fossimo “agli ultimi giorni di Pompei”. Per l’altro verso, anzi per il verso opposto, novità politiche rilevanti, e dense di conseguenze, vengono rese note, sì, ma in sordina, con visibilità scarsa se non nulla: è il caso della svolta dell’Udc. Pier Ferdinando Casini, nel corso della sua recentissima visita al Quirinale, ha comunicato a Giorgio Napolitano la sua piena disponibilità a votare il rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan - “soccorso bianco”, si è detto. Ma anche e soprattutto qualcosa che va ben oltre le dimensioni di una pur delicata e rilevante decisione di politica estera: come minimo, si tratta di un’offerta in piena regola di “allargamento” - chiamiamolo così - dei confini dell’attuale maggioranza, così in sofferenza, del resto, al Senato. Ora, è chiaro che tutto questo è anche parte di una “normale”, normalissima lotta politica, nel corso della quale ciascuno fa la sua parte, persegue i suoi obiettivi, stipula alleanze e/o convergenze funzionali. Ma guardate il risultato finale. Di qua, c’è un’alleanza composita, irrequieta, che stenta a presentarsi come una forza coesa e compatta. Di là, un’opposizione soggiogata dalle deliranti speranze di “spallata” del Cavaliere, una parte della quale non vede l’ora di tornare a pesare o a “far politica”. Di qua, c’è un partito, il Prc, che sarebbe squassato dai conflitti interni, condizionato da estremismi di tutti i tipi, e si dimostrerebbe comunque inaffidabile per la tenuta della coalizione e dello stesso governo. Di là, ci sono dei moderati - come l’Udc - pronti ad assumersi, come si usa dire, le loro responsabilità. Non occorre molta fantasia per capire dove si va a parare. Per ora, certo, sono “piccoli passi”, anzi un passo per volta - nessuno che sia dotato di buon senso, né nell’Unione né nel centrodestra, può parlare apertis verbis di una prospettiva così audace. Ma chi può escludere che, dopo l’Afghanistan il “soccorso bianco” non arrivi anche sulla manovrina? Chi può escludere l’avvio di un processo, di cui non si conoscono gli esiti e non si possono prevedere gli approdi ma che potrebbe comunque condizionare l’assetto nazionale? Anche alla luce delle incertezze che continuano a caratterizzare la nascita del “Partito democratico”, che Prodi, non per caso, fortissimamemnte vuole e continua a sollecitare. Ora, noi non siamo in grado di prevedere fino a che punto questo scenario potrà avverarsi. Abbiamo però una certezza, anzi due: che la parte maggioritaria della borghesia (e dei poteri con i quali la borghesia è oggi alleata) non sopportano l’idea che la sinistra radicale abbia un peso politico, e di dirette responsabilità istituzionali e ministeriali così rilevanti; e che, finora, a dispetto di incertezze e contraddizioni, il governo Prodi dispiace assai al padronato, a Washington e alla Cei. Questa è la sostanza, oltre il can can e la fuffa mediatica. Questo è il terreno ambivalente - e ambiguo, nel senso politico che va dato a questo aggettivo - sul quale si misurerà la lotta politica delle prossime settimane. Esemplare, in proposito, la pur difficile questione afghana, che non per caso non era contenuta nel programma dell’Unione. Gli scenari prevedibili, dal punto di vista della maggioranza attuale, sono evidenti: o l’uso costrittivo della fiducia, una sorta di “foglia di fico” destinata a coprire problemi e contraddizioni, a rinviare ipocritamente ogni confronto di merito e a inibire nei fatti ogni più piccola modifica delle scelte politiche generali; o un’operazione certo molto complessa, ma capace di sancire, sul campo, intenzionalità politiche diverse, l’apertura di un confronto vero sulla strategia della presenza italiana nelle zone critiche del mondo, magari la possibile determinazione temporale della presenza delle nostre truppe a Kabul. Nella prima ipotesi, sono salve le coscienze, anzi le anime - ma solo quelle. Nella seconda, la constatazione di un limite, oggi non superabile, delle istanze del pacifismo, si accompagna a una non rinuncia politica, né sull’Afghanistan né su altri terreni. Ma è solo in questo secondo caso che i voti dell’Udc si dimostrerebbero accessori, o non influenti. E si manterrebbero aperti gli spazi necessari per la battaglia - di lungo respiro e di lunga lena - della sinistra radicale. A meno che, s’intende, non si mettano in campo opzioni e scelte strategiche del tutto diverse: come per esempio quella di tentare di far cadere “da sinistra” il governo Prodi. Nessuno, né all’interno di Rifondazione comunista (che ha votato all’ultimo Cpn una piattaforma politica a larga maggioranza, quasi i due terzi) né, men che mai, nel Pdci, ha finora avanzato questa proposta. Se qualcuno la pensa così, anche ai vertici della Fiom, farebbe bene a dirlo esplicitamente. Ragionando sulle conseguenze che ne derivano, sulle prospettive che si aprono - e sul pericolo neocentrista che incombe, molto più forte, e incombente, dello spauracchio del ritorno di Berlusconi.
Rina Gagliardi (martedì 20 giugno)
http://www.liberazione.it/notizia.asp?id=3946
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19 giugno 2006
Il Senso della Vita...........
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15 giugno 2006
Editto dei re n° 15: Uno diviso Uno
L’uomo deve tornare dentro sé stesso e darsi sollievo nel momento del passaggio da uno stadio ad uno stadio superiore di autocoscienza, con il quale assume una responsabilità maggiore; per questo motivo, il ritorno dell’uomo all’uomo deve esser consacrato, con sapienza e intima conoscenza, alla verità.
L’idea di affermare la verità al singolare è figlia di parti complessi e dolorosi; perché è molteplice il contributo delle forze dell’intelletto razionale, come del resto anche dell’intuizione, alla affermazione della singola verità.
La molteplicità dovrebbe essere affrontata con immensa serenità: che cosa è la semplicità se non la individuazione e la applicazione di un principio di unità, strutturale, tra me stesso e il cosmo?
Latu sensu, il cosmo.
“Hai considerato le conseguenze di questa azione?” domanda che ci si ripete o ci ripetono gli altri talvolta o anche più spesso.
Bene, risposta “Hai considerato tu che invece questa azione è una conseguenza e genererà una conseguenza a sua volta, non molteplici?”.
Perché?
Perché io sono una unità, uno più uno o uno diviso due?
Uno diviso due. Tre. Quattro. N-
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14 giugno 2006
Pensiero dei 2005
questo giorno rigurgita mestizia, questo giorno ignoro me, sparso nel sole, in attesa di vederti.
Questo giorno fa male al cuore, questo giorno crea l’emozione, questo giorno ruba differenze,
questo giorno, io sono orizzontale.
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11 giugno 2006
Pensiero di un re 1945
Ratzinger sbaglia sul silenzio di Dio ad Auschwitz.
È un dispiacere vedere che anche il grande teologo vacilla per motivi “politici” legati al complesso che ancora un tedesco deve avere nei confronti delle vittime del nazismo.
Così, si sposta il problema e quasi passa con forza il messaggio del tipo “si muore? Dio assente!”.
Si sposta il problema dall’assenza dell’Uomo a quella di Dio, cancellando in un sol colpo ogni presupposto della fede. Di tutte le fedi del deserto.
Io sono, contro questo rammollimento, teologico, morale, ideale, di fede.
Io credo, che il Cristianesimo percorra l’ultimo tratto della evoluzione della coscienza dell’Uomo e, più ampiamente, percorra l’ultimo tratto della crescita dell’Umanità, come soggetto e come concetto, l’ultimo tratto tra il Figlio dell’Uomo e il Figlio di Dio; proprio perché il Cristianesimo postula la liberazione definitiva e vera dell’Uomo dalle reti della Storia, credo che questo ponga in capo al Cristiano una responsabilità più grande di coloro che sono ancora al Figlio dell’Uomo senza vedere il Figlio di Dio: la responsabilità della più Grande Libertà concepibile che è quella dei Figli di Dio, che è Libertà della scelta, che non esclude automaticamente ciò che le società umane hanno chiamato “Male”.
Per questo non accetto il vacillare del Papa, perché Auschwitz è frutto della libera adesione di alcuni uomini al Male, è frutto dell’assenza della Coscienza umana che è integrata dalla Consapevolezza divina, è frutto della libertà con cui possiamo riconoscerci nei nostri genitori, quindi in Dio, Madre e Padre, oppure no.
Credo che la presenza di Dio nella Storia dei Popoli, anche nella morte e nelle devastazioni della natura e degli uomini, non sia la presenza di un testimone silente e vigliacco, o quella di un dio che perde con l’uomo, credo, bensì, che sia la presenza stessa di Dio a imporre il dolore come momento di squarcio della coscienza di ognuno: lo squarcio in un tempo deleterio, lo squarcio nel tempo in cui la morte avvolge le cose, lo squarcio attraverso il quale persone come Edith Stein (Santa Teresa Benedetta della Croce), laica ebrea convertita al Cristianesimo divenuta suora carmelitana prima di entrare ad Auschwitz e lì morta, hanno potuto afferrare la Luce e risalire oltre la piccola Storia degli Uomini.Ma il dolore è sempre inaccettabile per un Uomo: neanche Cristo per un attimo lo ha accettato.
Tuttavia, non credo giusto chiamare tutto ciò che non comprendiamo e non accettiamo “assenza di Dio”.
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Trattengo il respiro e vado sott’acqua…
Trattengo il respiro e vado sott’acqua……….vivo con estrema fiducia il momento della riemersione. Qui, ho visto le creature di ogni luogo radunarsi nel mio cuore ed integrare il mio essere. Domani, se Dio vorrà, viaggerò ancora per larghi oceani e immense speranze e porterò cibo e cose viste, porterò tutto un po’ più in là. Io seguo me che sono e che sono senza me, perché tutto è avvolto e quando viaggi sul lembo del velo che avvolge, diventi tutto, comprendi di assorbire ogni cosa, di essere ogni cosa, come ogni cosa.
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10 giugno 2006
ZACCHEO, CAPO DEI PUBBLICANI E RICCO.....................
"Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: "È andato ad alloggiare da un peccatore!". Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto". Gesù gli rispose: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto".
(Luca 19, 2-10)
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LA SAPIENZA GRIDA PER LE STRADE.........
La Sapienza grida per le strade
nelle piazze fa udire la voce;
dall'alto delle mura essa chiama,
pronunzia i suoi detti alle porte della città:
"Fino a quando, o inesperti, amerete l'inesperienza
e i beffardi si compiaceranno delle loro beffe
e gli sciocchi avranno in odio la scienza?
Volgetevi alle mie esortazioni: ecco, io effonderò il mio spirito su di voi
e vi manifesterò le mie parole.
Poiché vi ho chiamato e avete rifiutato,
ho steso la mano e nessuno ci ha fatto attenzione;
avete trascurato ogni mio consiglio
e la mia esortazione non avete accolto;
anch'io riderò delle vostre sventure, mi farò beffe quando su di voi verrà la paura,
quando come una tempesta vi piomberà addosso il terrore,
quando la disgrazia vi raggiungerà come un uragano,
quando vi colpirà l'angoscia e la tribolazione.
Allora mi invocheranno, ma io non risponderò,
mi cercheranno, ma non mi troveranno.
Poiché hanno odiato la sapienzae non hanno amato il timore del Signore;
non hanno accettato il mio consiglio
e hanno disprezzato tutte le mie esortazioni;
mangeranno il frutto della loro condottae si sazieranno dei risultati delle loro decisioni.
Sì, lo sbandamento degli inesperti li ucciderà
e la spensieratezza degli sciocchi li farà perire;
ma chi ascolta me vivrà tranquillo
e sicuro dal timore del male".
(Proverbi 1, 20-32)
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È SOLO UN ACCESSO SULLA COSCIENZA.......
È solo un accesso sulla coscienza. E i maestri sono la porta sull’angelo.
Dunque, tutto questo, oltre le quantità, è un’unica porta.
Quando apro la porta, durante il sonno, quel che “lei” vede, “io” lo registro e lo chiamo “sogno”, ma l’unica realtà è che “lei” vede e vive tutto quello che a me sembra sogno.
Si avvicina il tempo della libertà, Eden accade tutti i giorni e sempre e ovunque è il Regno, quello vero.
I Re tornano, sempre, anche senza la testa, senza le mani, senza le gambe, i Re sono Re perché tornano sempre.
La più grande scoperta per l’uomo è la propria eternità.L’affanno delle generazioni, che è dentro ognuno di noi, svanisce in quell’attimo che un Re deve imparare ad allungare: quell’attimo in cui realizza che “è tutto vero”.
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09 giugno 2006
nota dei Re sul corso intimista del blog
Riprendiamo da questo momento in poi un percorso intimista per questo blog.
I post a carattere politico sono sospesi fino all'incipit della Rivoluzione.
Occorre silenzio intorno al parto dei grandi momenti.
Dunque, i post a contenuto politico sono definitivamente sospesi fino a quel momento.
Ma con chi parliamo?
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DELENDA CARTHAGO

Qui piove. Appena arriverà sole, Cartagine brucerà. E noi resteremo simili a carta di giornale bruciata: per un po’ resta l’orma dell’immagine, poi va via anche quella.
Appena arriverà il sole, Cartagine brucerà.
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08 giugno 2006
Editto dei Re n° 14: W LA LIBERTÀ
"Gridò «buffone» a Berlusconi, la Cassazione lo assolve: critica utile
La frase «fatti processare, buffone! Rispetta la legge, rispetta la democrazia o farai la fine di Ceaucescu e di don Rodrigo...», rivolta dal freelance milanese Piero Ricca nel palazzo di giustizia di Milano all' ex premier Silvio Berlusconi, ebbe una «utilità sociale intesa come interesse della collettività alla manifestazione del pensiero» su temi cruciali della vita pubblica.
Lo sottolinea la quinta sezione penale della Cassazione, nella sentenza che rende note le motivazioni dell'annullamento con rinvio della condanna alla multa inflitta a Ricca dal giudice di pace di Milano il 18 febbraio 2005, «per aver offeso l'onore e il decoro di Berlusconi Silvio, presidente del consiglio dei Ministri». La Cassazione, spiegando come l´esternazione in un palazzo di giustizia non è censurabile, in quanto il luogo «appare particolarmente idoneo, come sede privilegiata, a suscitare riflessioni sul tema della legalità e del rispetto della legge», indica per altro al giudice di pace, che dovrà riprocessare Ricca, il «cammino» per arrivare all' assoluzione dell' imputato.
«Ci vuole tempo, ma alla fine la ragionevolezza prevale», commenta Piero Ricca, dopo aver appreso «con soddisfazione le motivazioni della Corte di Cassazione». Per l´avvocato e deputato di Forza Italia Nicolò Ghedini, la sentenza lascia «sgomenti. Anche Berlusconi la accoglierà con sgomento e con amarezza sia dal punto di vista sociale che culturale». "
Da http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=57019
Quindi, possiamo dire che:
IL GOVERNO ITALIANO ATTUALE, CAPEGGIATO DA QUEL BUFFONE DI ROMANO PRODI, È COMPOSTO LARGAMENTE DI BUFFONI, E VIGLIACCHI CHE SI RITIRANO DALL’IRAQ IN UN MOMENTO IN CUI TUTTO DOVREBBERO FARE TRANNE CHE RITIRARSI DOPO LA MORTE DI AL-ZARQAWI; CHE CI VERGOGNAMO DI VIVERE IN UN PAESE AMMINISTRATO DA QUESTI BUFFONI VIGLIACCHI E IPOCRITI, CHE OGGI CHIAMANO LA MISSIONE IN IRAQ “MISSIONE DI PACE” E SOLO IERI LA CHIAMAVANO “OCCUPAZIONE”, OCCUPAZIONE COME QUELLA FATTA NEL LORO CERVELLO DALLA BUFFONAGGINE, BUFFONI TUTTI.
GOVERNO DI BUFFONI VIGLIACCHI!
Questo sì che ha "utilità sociale intesa come interesse della collettività alla manifestazione del pensiero".
Dunque:
Presidente del Consiglio: Romano Prodi BUFFONE
Affari regionali e autonomie locali Ministro: Linda Lanzillotta BUFFONE
Attuazione programma di Governo Ministro: Giulio Santagata BUFFONE
Riforme e innovazione nella pubblica amministrazione Ministro: Luigi Nicolais BUFFONE
Diritti e pari opportunità Ministro: Barbara Pollastrini BUFFONE
Rapporti con il Parlamento e riforme istituzionali Ministro: Vannino Chiti BUFFONE
Politiche per la famiglia Ministro: Rosy Bindi BUFFONE
Politiche giovanili e attività sportive Ministro: Giovanna Melandri BUFFONE
Affari Esteri Ministro: Massimo D'Alema BUFFONE
Interno Ministro: Giuliano Amato BUFFONE
Giustizia Ministro: Clemente Mastella BUFFONE
Economia e Finanze Ministro: Tommaso Padoa Schioppa BUFFONE
Sviluppo Economico Ministro: Pierluigi Bersani BUFFONE
Università e Ricerca Ministro: Fabio Mussi BUFFONE
Istruzione Ministro: Beppe Fioroni BUFFONE
Commercio internazionale Ministro: Emma Bonino BUFFONE
Lavoro e Previdenza Sociale Ministro: Cesare Damiano BUFFONE
Solidarietà sociale Ministro: Paolo Ferrero BUFFONE
Difesa Ministro: Arturo Parisi BUFFONE
Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Ministro: Paolo De Castro BUFFONE
Ambiente e Tutela del Territorio Ministro: Alfonso Pecoraro Scanio BUFFONE
Infrastrutture Ministro: Antonio Di Pietro BUFFONE
Trasporti Ministro: Alessandro Bianchi BUFFONE
Salute Ministro: Livia Turco BUFFONE
Beni e Attività Culturali Ministro: Francesco Rutelli BUFFONE
Comunicazioni Ministro: Paolo Gentiloni BUFFONE
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05 giugno 2006
Editto di un Re n° 1973, e poi, per che cosa dovrei lottare?

E poi, per che cosa dovrei lottare?
Perché mi ergo davanti a me stesso come ricercatore della verità?
Di tutte le verità presenti in tutte le cose?
Nella storia, nella politica, nella società, negli amici, nei nemici, nella buona come nella cattiva sorte?
Perché dovrei vivere una vita in contrasto con le cose?
Perché dovrei consegnarmi ad un secolo di sofferenza individuale e collettiva?
Sofferenza perché il mondo così come è non mi piace per niente,
non mi piacciono quelli di destra e non mi piacciono quelli di sinistra,
non mi piacciono le automobili,
non mi piacciono le macchine,
non mi piacciono i vestiti firmati,
non mi piacciono i vestiti,
non mi piacciono le scarpe e le cravatte,
non mi piacciono gli orologi e i regali costosi,
non mi piacciono i mazzi di fiori,
non mi piacciono gli abiti da uomo e quelli da donna,
non mi piacciono i profumi e le sopracciglia curate in un uomo,
non mi piacciono le donne che passano metà della loro vita tra estetista e parrucchiere,
non mi piacciono i sensi unici e i vicoli ciechi,
non mi piacciono le ipotesi di reato,
non mi piace la presunzione di innocenza,
non mi piace il 1973 a parte la discografia dell’anno,
non mi piace la svolta pop degli U2,
non mi piacciono i film di Roberto Benigni,
non mi piacciono i complessi di superiorità e quelli di inferiorità,
non mi piace l’Illuminismo,
non mi piace il fascismo,
non mi piace il nazismo,
non mi piace Marx e non mi piace Cavour,
non mi piacciono i Savoia,
non mi piacciono i Borbone,
non mi piace Berlin 1989,
non mi piace il radical-chic,
non mi piace il liberal-chic,
non mi piacciono i conservatori e i progressisti,
non mi piacciono i prezzi alti,
non mi piacciono i tassi alti,
non mi piace lavorare molte ore,
non mi piace finire le giornate senza pregare,
non mi piace iniziare il giorno senza preghiera,
non mi piace come la gente veste d’estate,
non mi piacciono le maglie per uomo dai colori sgargianti,
non mi piacciono i jeans a vita bassa,
non mi piacciono i bermuda,
non mi piacciono le spiagge piene di gente,
non mi piacciono i luoghi del turismo di massa,
non mi piace la Torre Eiffel,
non mi piacciono molte delle canzoni di Lucio Battisti,
non mi piacciono i film di Nanni Moretti,
non mi piace la Rai,
non mi piace la Tv privata,
non mi piace la gente che a messa prega ad alta voce senza seguire la liturgia,
non mi piacciono gli spinelli,
non mi piace la guerra in Iraq,
non mi piacerà quella in Iran,
non mi piace il concetto di concetto,
non mi piacciono i brogli elettorali,
non mi piacciono le droghe,
non mi piacciono i superalcolici tranne la grappa e il nocino di mia madre e del nostro agriturismo di fiducia sulla Majella,
non mi piacciono le persone che si sentono mature e non fanno più le cose che le divertono,
non mi piace la perdita della memoria collettiva,
non mi piace la gente costruita,
non mi piace che si chiami “Prato fiorito” (perché i fiori esplodono?)
non mi piacevano i miei coetanei paninari,
non mi piacevano quelli uguali ai loro genitori,
non mi piace la stanchezza che provate nel leggere quello che ho da dirvi e per questo io soffro.
Ma prima di soffrire, io sono.
Come sono, non più non meno.
E vedo la mia corsa non solitaria verso l’infinito.
E vedo la mia corsa non solitaria verso la luce interiore, vedo la mia corsa non solitaria verso una pelle nuova…….
anzi, io una pelle nuova non la voglio, non voglio più una pelle non voglio più un colore, non voglio più la destra e la sinistra, non voglio più il mio piccolo Io, voglio quello più grande quello senza confini e senza colore, ma Io più grande e consapevole.
Dove?
È già. È già quando apro gli occhi.
Perché nulla può perdersi; e ciò che penso già perduto, lo è nell’attimo presente, ma non nell’attimo infinito.
E poi, per che cosa dovrei lottare?
Per non diventare tutte le cose che non mi piacciono!
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4/6/1989 RICORDI DELLA PRIMA GIOVINEZZA
Per tutti quelli che sono convinti che il comunismo reale (che, forse, è male) ha tradito quello teorico (che, certamente, è bene) e per quelli che sono altresì convinti che comunismo e liberismo sono il male uno e il bene l'altro!
Noi, il mondo, la dimenticanza
"La protesta di piazza Tien an men (detta anche massacro di Piazza Tien an men) nacque da una dimostrazione studentesca portata in Piazza Tienanmen nella città di Pechino (Beijing in cinese) della Repubblica popolare Cinese tra il 5 aprile e il 4 giugno 1989. La protesta, nata per denunciare l'instabilità economica e la corruzione politica dello stato cinese, fu soppressa con la violenza da parte del Partito Comunista Cinese. Furono uccisi circa 3.000 studenti a causa delle repressione armata del'esercito.
La protesta studentesca cominciò nell'aprile del 1989, fu scatenata dalla morte di Hu Yaobang, il vicesegretario generale del partito. Hu era considerato una persona dalle idee liberali e fu obbligato alle dimissioni da parte di Deng Xiaoping, e ciò venne giudicato molto negativamente da molte persone, specialmente da parte degli intellettuali.
La protesta ebbe inizio in modo relativamente pacato, nascendo dal cordoglio nei confronti di Hu Yaobang e richiedendo al partito di prendere una posizione ufficiale nei suoi confronti. La protesta divenne via via più intensa dopo le notizie dei primi scontri tra manifestanti e polizia. Gli studenti si convinsero allora che i mass media cinesi stessero distorcendo la natura delle loro azioni, che erano solamente volte a supportare la figura di Hu Yaobang. In occasione dei funerali di Hu un vasto gruppo di studenti si recò in Piazza Tien an men, chiedendo d'incontrare Li Peng, oppositore politico di Hu, ma questi non volle ascoltare le loro richieste. A quel punto gli studenti proclamarono uno sciopero generale all'università di Pechino. Il 26 aprile, un editoriale del People's Daily, riportando un discorso di Deng Xiaoping, accusò gli studenti di complottare contro lo stato e fomentare agitazioni di piazza. Questa dichiarazione fece infuriare gli studenti e il 27 aprile circa 50.000 studenti scesero nelle strade di Pechino, ignorando il pericolo di repressioni da parte delle autorità e richiedendo nuovamente che il governo ritrattasse le dichiarazioni fatte in precedenza.
Il 4 maggio circa 100.000 persone marciarono nelle strade di Pechino, chiedendo più libertà nei media e un dialogo formale tra le autorità del partito e una rappresentanza eletta dagli studenti. Il governo rifiutò la proposta di dialogo, acconsentendo solamente a parlare con i membri designati dall'organizzazione studentesca. Il 13 maggio un folto gruppo di studenti occupò Piazza Tien an men, cominciando uno sciopero della fame, richiedendo al governo di ritrattare l'accusa riportata dall'editoriale del People's Daily e cominciare a parlare con una rappresentanza studentesca. Migliaia di studenti si unirono allo sciopero della fame, supportati da centinaia di migliaia di studenti e di residenti di Pechino.
Il 20 maggio il governo dichiarò la legge marziale, tuttavia la protesta continuò. Dopo questa delibera dei leader del partito, fu ordinato l'uso della forza per risolvere la crisi; Zhao Ziyang fu rimosso dal suo incarico a causa della sua incapacità nel risolvere la situazione senza dover ricorrere all'uso della forza. L'attuale Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao, allora segretario del Partito nella regione autonoma tibetana, prese posizioni molto dure nei confronti della situazione venutasi a creare, mandando un telegramma ai vertici del Partito, ove dichiarava di appoggiare in pieno l'uso della forza contro i manifestanti. Il Partito decise quindi di fermare la situazione prima di assistere ad una ulteriore escalation: nella notte tra il 27 e il 28 fu mandato a riprendere il controllo della città l'Esercito di Liberazione Popolare, con i carri armati. Questi attaccarono gli studenti e i lavoratori nelle strade di Pechino e l'inaudita violenza portò a morti sia tra i civili che tra i militari. Le stime del governo cinese parlarono di alcune migliaia di morti.
La stima dei morti è comunque discordante, varia dai 400-800 secondo CIA e 2.600 per la Croce rossa cinese. Gli studenti parlarono di oltre 7.000 morti. Il governo, infine condusse moltissimi arresti tra i rimanenti sostenitori della protesta e del movimento. Limitò inoltre l'accesso da parte dei media internazionali, dando la possibilità di coprire l'evento alla sola stampa cinese. La repressione di Piazza Tien an men provocò la ferma condanna da parte di numerosi paesi occidentali nei confronti del Partito comunista cinese."
Ricavato da "http://it.wikipedia.org/wiki/Protesta_di_Piazza_Tien_an_men"
....noi aggiungiamo che:
- per il Capitalismo globalizzante e invasore, la morte è uno strumento di controllo come altri e che il mercato non ha odore, neanche quello nauseabondo delle dittature come quella comunista cinese;
- l'abbassamento dell'Uomo al di sotto del suo rango naturale, che per noi è altissimo, è stato, è e sarà un connotato stretto del liberismo e del comunismo, per i quali cambia solo la natura del "padrone";
- proviamo vergogna per l'oblìo cui gli interessi del capitale europeo ed americano hanno confinato i morti di Tien an men.
Pubblicato per
Il Regno
alle
15:21
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